Resta come sei

Resta così
non scimmiottare le mie durezze
il mio stupido fare da macho
sii sempre tu donna
ad insegnare all’uomo la pace

Rimani come sei
non credere quando ti dicono
che sei nata da una mia porzione
trattieni a te la dolcezza
la tua grande forza interiore

e allora sarai tu la migliore.

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Buio, lucciole e stelle

“Buio, lucciole e stelle”
detti tutto d’un fiato così
può sembrare quasi un ossimoro
eppure alla vista non appaiono
mai le une senza l’altro

Perciò nel tuo bosco incantato
le ombre si dileguano adagio
e nella profondità di Urano
si sgrava dal cuore ogni timore
complicanza di vita o di morte

quando si è insieme a un amico.

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La stazione di Verona

Questo treno che scivola
sulla pianura del Veneto
-moderno, con tutti i comfort,
l’aria condizionata e il wifi
la toilette con le istruzioni vocali
il distributore automatico-

Passasti da qui con altri treni
e guardasti gli stessi fiumi,
forse gli stessi alberi,
le case e i paesi,
che potevi quasi toccare
dai finestrini abbassati
quando uscivano le nuvole di fumo
e si poteva ancora fumare.

Sì, le seconde classi di un tempo,
con i sedili di sky marrone
i disegni del Risorgimento
lì ci si poteva conoscere e conversare
mentre ora le carrozze sono ampie
ma hanno il cuore asettico
e ognuno guarda il cellulare

Adesso alla stazione di Verona
è pieno giorno e lontana è la notte
in cui qualcuno
ti puntò un coltello alla gola:
oggi avresti troppo da perdere
e non sapresti rispondere
con l’incoscienza di allora

qui in questo stesso posto
le tre del mattino d’oltre trent’anni fa
quando scegliesti piuttosto
di dare la vita e non la borsa
con quella tua rabbia da profugo
che portavi sempre con te
in fuga verso un altro mondo.

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Fuochi d’artificio

Belli i fuochi d’artificio
saette che s’intersecano nel cielo
magnificenti come gemme
crepitano nell’oscurità in un
tremolio oscillante di nacchere
sprizzando fantasia e serenità
l’ottimismo delle sere d’estate
e il pubblico ulula e applaude

Eppure dopo il gran finale
quando l’ultimo botto scompare
nessuno sa più cosa rimane di te
se hai trovato un’occupazione
o se langui sul lavabo di casa
con le vene dei polsi tagliate
o ancora appeso a qualche trave
con la più classica corda al collo.

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Callaghan

Mi ricordavi Clint Eastwood
di certo ne imitavi le movenze
col fare da duro e un po’ spaccone
il tuo nomignolo da paese
diceva di una forza prodigiosa
che forse potresti avere ancora
senza i sorsi rubati alla bottiglia
e le tante sigarette di troppo

Quello che mi resta di te è
impigliato tra le radici del cuore
la scorza dura solo in apparenza
una dolcezza che appena si avvertiva
improvvisa come il volo delle folaghe
quando aprono le ali sopra l’acqua

ti rivedo ancora lì
la cartucciera ed il fucile in spalla
in attesa, al sorgere dell’alba,
vicino a questo nostro torrente
dove i sogni scivolano via docilmente
e si tuffano nell’immensità del mare.

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Dieci poesie di Marco G. Maggi da “Il quadrato delle radici”, Edizioni Ensemble – 2018, nota di Claudio Fiorentini

LA PRESENZA DI ÈRATO

9788868812232Immaginiamo un percorso, uno qualsiasi: l’inizio è sempre il primo passo; la fine è sempre l’ultimo. Ma l’ultimo passo non è la fine della strada, anche perché oltre quel limite che abbiamo raggiunto c’è sempre un punto di fuga che ci fa intuire altro da quello che vediamo. Pensando, però, all’inizio del percorso, non dobbiamo soffermarci soltanto alla linea che lo delimita, semmai dobbiamo pensare a ciò che ci ha portati fin lì. Già, perché inziare un cammino comporta una decisione e questa è, prima di tutto, il risultato di una serie di ragionamenti e riflessioni che ci indicano la strada. Questi sono le radici da cui parte il germoglio, poi il gambo e poi le ramificazioni che si estendono nello spazio, nell’aria e nel vuoto, vibrando e danzando col vento che le culla. Si parte, quindi, dalle radici. Sempre. Qualunque cosa si faccia esse fanno parte del nostro io…

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La ragazza di Buda

Poco meno di un anno
alla caduta del Muro
la ragazza di Buda
disegnava cuori sui tavoli
per offrirti l’amore
con gli occhi della fame
e una coperta di fiori.

Superato il ponte delle catene
dalla parte di Pest
nella città già fremente
un fast food apriva i battenti
accogliendo i nuovi clienti
con le fauci mai sazie
del nostro ingordo Occidente.

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Sull’argine

Una violetta bagnata
colta ieri di prima mattina
in una breve pausa dalla pioggia
sull’argine di fronte a casa mia
mentre il sole del tutto sparito
somigliava a quei caratteri
che si leggono di sfuggita
sul colophon di un libro

Ormai da qualche tempo
c’è tanta gente affaccendata
attività redditizia e assai lucrosa
incurante del freddo e dell’inverno
adesso sul torrente fa faville
il nuovo supermarket della droga

Sembrano lontani quei giorni
in cui si passeggiava sulla riva
buttando ogni tanto qualche sasso
cercando la pace della natura
e d’estate un po’ di refrigerio
lontano dall’asfalto e dal cemento

Pare così strano adesso
stare ancora a raccogliere le viole
le stesse che raccoglievi tu

qui l’aria è sempre meno pura
il cielo che ti guarda di traverso
capendo che è solo un’illusione
cercare nella speranza del momento
un tempo che non tornerà mai più.

 

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