Resta come sei

Resta così
non scimmiottare le mie durezze
il mio stupido fare da macho
sii sempre tu donna
ad insegnare all’uomo la pace

Rimani come sei
non credere quando ti dicono
che sei nata da una mia porzione
trattieni a te la dolcezza
la tua grande forza interiore

e allora sarai tu la migliore.

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Vù cumprà

Splende inesausto il solleone
il vù cumprà sulla spiaggia
vende a prezzi scontati
le copie di grandi marche
dei capi più eleganti

anche lui ha un suo stile
col cappello a tesa larga
e la camicia in pendant
offre a tutti i suoi saldi

solo la miseria è vera
in un mondo di falsi.

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Der Angriff

Un’aggressione in piena regola
improvvisa quasi come il sigillo
di una vecchia canzone alla radio

Non finisce mai il tempo della collera?

Adesso vedo un pensiero scorrere
sulla modulazione di frequenza
ma non ci può essere inganno
in questa distanza che avvicina

perché la musica non mente mai
s’infiamma anche se poi scolora

mi guardi e io non so più cosa dire:
è così che ci sentiamo perduti.

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Ombre vive

Ci chiamavamo Kazuo o Hiro,
Mutsumi, Tamafune e Wazuka,
soltanto donne, bambini o vecchi
-gli uomini erano alla guerra-

si preparava un giorno di sole
in quella mattina d’agosto del 45’
sembrava fosse tornata la pace
finché un lampo scosse la terra e
ci vaporizzò in poche molecole.

Dicono che le ombre spariscano
scompaiono con l’arrivo del buio
o col giungere del gelo mortale

noi invece resteremo sempre qui
testimonianze sinistre e vive
sagome impresse alle macerie
della città martire d’Hiroshima

sì, noi vi continueremo a parlare.

Poesia selezionata al Concorso di poesia Altino 2019

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Da giovane…

Saresti potuto mancare da giovane
tentasti perfino uno spiraglio
ma dietro non c’era poesia
solo qualche simulacro maldestro:
“non sei nessuno” ti hanno detto
quei tizi sbattendo la porta

Dietro le vetrate stile liberty
s’intravedevano paesaggi
tu scrutavi in silenzio il giardino

forse non c’erano i ciclamini
eppure ne avvertivi il profumo.

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Di quel corpo

C’era il giallo della pelle
la consunzione atroce della carne
un infuso di sofferenze
disciolto nell’arsura dell’estate genovese

tutto quel sapere
che ne sarà di tutto quel sapere
di tutto quel leggere una vita?

All’alba dei sedici anni
avrei voluto dire di quel corpo
ma una voce becera ci diceva
che bisogna nascondere anche la vertigine:
gettarla in un pozzo nero
al di là dei fossi

Così, quando diventasti cenere,
caddero tutte le consonanti
in un idioma muto e terribile.

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Calma

Calma piatta è un profilo di mare
le foglie immobili d’un tiglio
quando non tira un filo d’aria

Calmi sono i nostri respiri placati
dopo una lite o un amplesso
il lungo sguardo sul punto fisso
la testa vuota da ogni pensiero

Calme sono le nuvole e gli uccelli
nell’ora più calda del meriggio
la lucertola appoggiata al muro
sotto i raggi abbacinanti del sole

Aspetta! Non gettare le parole
Sii calmo e trattienile dentro di te
aspetta a sporcare la pagina
e a liberarti dal loro fardello

Il giorno batte un suo tempo
non badare a nulla e a nessuno
quando spendi i tuoi versi
non curarti di quanti hai intorno
getta i tuoi semi con parsimonia

C’e chi si ubriaca di vita
fingendo di essere sempre in festa
e c’è chi piange la morte da vivo
ritrovandosi a fare il poeta

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Porto Maurizio

Siamo scesi dai colori tenui
oltre la morbidezza degli angoli
a questo bar di Borgo Foce
col suo poggiolo sul mare
-la pretenziosa “terrazza”-
nel lancinante riverbero
il primo sole di giugno
dischiude nuovi orizzonti.

Ricorderai questo giorno
lo sfavillio sulle onde
quando sarò tra le ombre?

Oggi, Alberto, quasi mi manchi
come se io già fossi nell’oltre
ma se, per un fato improbabile,
potessi donarti l’immortalità
non rinuncerei a rincontrarti

di questo egoismo io mi cruccio
e di non avere molto da darti.

Porto Maurizio (Imperia) 1 giugno 2019

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