Al bivio per Genova

Spesso sono gli imprevisti più banali
ad incidere i disegni del destino
come la differenza nello svoltare
all’incrocio tra due autostrade
che vanno a Genova entrambe.

E allora può bastare un notiziario
per cambiare destinazione e tragitto
così un imbuto del traffico
al bivio mi diresse a ponente
verso un altro indirizzo

Lo ascoltasti addolorata al telefono
quando ti dissi uno scialbo
“mi spiace, oggi non vengo”

pochi giorni dopo eri al San Martino*
dove dormisti per un mese intero

non ti rividi mai più.

*Ospedale di Genova

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Resta come sei

Resta così
non scimmiottare le mie durezze
il mio stupido fare da macho
sii sempre tu donna
ad insegnare all’uomo la pace

Rimani come sei
non credere quando ti dicono
che sei nata da una mia porzione
trattieni a te la dolcezza
la tua grande forza interiore

e allora sarai tu la migliore.

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I trenta poeti scelti per l’e-Book dedicato a Giulio Regeni

LA PRESENZA DI ÈRATO

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Ecco i nomi dei poeti scelti:Anna Bertini, Anna Maria Bonfiglio, Loredana Borghetto, Davide Cortese, Fernando Della Posta, Luciana De Palma, Catia Dinoni, Furio Durando, Anna Maria Ferramosca, Alba Gnazi, Antonella Jacoli, Anna Maria Locatelli, Marco G. Maggi, Lucio Mayoor Tosi, Valter Marcone, Marco Mastromauro, Vincenzo Mastropirro, Enrico Meloni, Fabrizio Milanese, Ivano Mugnaini, Adele Musso, Luciano Nota, Paolo Ottaviani, Cristina Polli, Angelo Ricotta, Michele Rossitti, Roberto Taioli, Serenella Tozzi, Francesco Vico, Michela Zanarella.

Grazie a tutti! L’ e-Book uscirà il 21 marzo e sarà scaricabile dal sito. Subito dopo faremo il cartaceo.

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Stiamo tutti bene

Stiamo tutti bene
ci sono ancora fette di noi sulla tovaglia
ma è carnevale
e la tua voce spalma crema chantilly
a piene mani

Sposti la sedia
lasciando briciole di me dentro la stanza
giri lo sguardo:
ce ne sarà ancora da mangiare per i figli?

Non so parlare
questa quaresima fa un baccano micidiale
e vorrei stendere un sipario sui pensieri

su questa lotta che
ogni giorno ci ricorda di esser vivi.

 

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Un padre alla Loggia dei Lanzi

L’osservavi alla Loggia dei Lanzi
quel padre spiegare al suo bambino
la leggenda del Perseo
e di altre statue intorno

Ti tenevi defilato e curvo
rimirandone l’aspetto
la barba da moderno Mangiafuoco
eppure quanta complicità
quanta dolcezza nello sguardo
nelle parole del racconto.

Mi dicevi di vedere
dalla postura del suo corpo
in quel passo quasi incerto
un po’ da anatroccolo
–di chi è già in sovrappeso-
lo stile di un uomo di poche pretese

Tu l’avresti voluto così
nel condividere la vita insieme
semplice e un po’ grossolano
caldo e protettivo come un guanto
con indosso la tuta da operaio.

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Natalizia

Nel mio paese di cinquemila anime
tredici funerali o forse più
dall’Immacolata a Natale

Adesso che sono in città
quando avverto già in lontananza
le sirene delle ambulanze
– qui nessuno ci fa caso-
come le vecchiette sulle porte
mi domando chi sarà il prossimo

e di nascosto
tra una mezza preghiera e un’imprecazione
mi faccio il segno della croce.

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Il ritorno del guerriero

Ringrazio Carlo M. Marenco e la Redazione della rivista il Babau per l’attenzione dedicata alla mia poesia

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So che Marco G. Maggi non sarà d’accordo con l’intestazione di questo post, lui me ne avrebbe indicata un’altra e del resto quel Punto di Fuga, titolo della sua raccolta di poesie del 2014, effettivamente suggerirebbe qualcosa di diverso.

Non me ne preoccupo, so bene quanto poco siano importanti le mie introduzioni rispetto ai testi presentati, tuttavia in questo caso credo di aver colto un aspetto sotteso della poetica di Marco, che per ragioni di esistenza è un perenne viaggiatore.punto-di-fuga

La sua poesia rappresenta certo quel punto di fuga, ma è anche un ritorno alle origini, alle radici, a ciò che si è, a volte faticosamente, altre semplicemente, riconoscendosi con l’altro, aspirando una sigaretta in un bar qualsivoglia.

Il respiro di questa poesia è spesso quotidiano, fatto di cose minute, di pensieri comuni, di un bagaglio personale portato in giro per il mondo e da questo mondo arricchito, universalizzato.

C’è in questi…

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Finirà…

Finirà in un rivolo questa corsa
dalle ginocchia il mio respiro
scivolerà tra le coperte
abbandonando ogni tormento
che mi tracima dalle ossa

con quanto assillo tu vita
mi schiacci fino all’ultima stilla
e più mi spingi e mi spremi
più sputo intorno le mie parole
insanguinate di poesia

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Vedrai!

Oh, non gli mancava certo l’ironia!

Quando all’improvviso esclamò:
“lo vedrete, prima o poi m’accoppo”
se ne uscì fuori così – in tono scherzoso
e gli amici a dirgli di smetterla
di fare lo sciocco.

“Prendo una corda e m’impicco,
verrà bene quel giorno!”
-io solo non risi-
non lo conoscevo poi molto
ma un brillio degli occhi
una malinconia – un vuoto
mi fecero esclamare allarmato:
“ma insomma, che dici?
La tua vita è importante
potrebbe andarti assai peggio
non va poi male in fondo!”

Mi guardò stupefatto
non conosceva i miei inverni
come potevo io comprendere
quel suo dolore profondo?

Era un sabato di pace
una mattina di azzurro
con il sole che sembrava posato
su una corolla di nuvole

perciò ci guardammo attoniti
quando avvertimmo come un tuono

alla lentezza rugosa della corda
egli preferì il metallo
la rapidità di uno schioppo

quello che si mise nella bocca
prima di lasciarci un po’ più soli
a lottare nel mondo.

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